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Editoriale

Donna e poesia

È appena trascorsa la festa della donna, fra poco ricorrerà un’altra festa che riguarda le donne: la festa della mamma. Ma forse non ci chiediamo più chi festeggiamo, chi è la donna. Sembra una domanda inutile, ma se si prova a chiedere a chi incontriamo chi è la donna, si resta sorpresi dalla varietà delle risposte e sovente anche dalla loro povertà. Forse non siamo più abituati a riflettere, non ci interessa più, siamo presi dalle incombenze e dai problemi di ogni giorno, non abbiamo più il tempo per porci domande. Ma se non sappiamo chi festeggiamo, se perdiamo il senso più profondo della festa, che senso ha fare festa? L’8 marzo, per l’evento che ricorda, collega la donna col lavoro, la donna lavoratrice. Ma ogni donna si sente ben più grande, ben più ricca della sua attività lavorativa.
Può sorprendere che l’editoriale del Sindaco non tratti di questioni amministrative, ma inviti a riflettere su chi è la donna. Se si ripensa alla propria esperienza, se si considerano alcune istanze storiche poste dal movimento femminista, si riesce a cogliere la pertinenza della riflessione proposta.
Il rilievo dato alle pari opportunità esprime e sottolinea l’insostituibilità della donna, la sua rilevanza nella cultura e nella società: una comunità è “decisa” dalle donne e quindi dall’idea di donna presente in quella comunità. Un’idea riduttiva ed errata della donna, quale continuamente si tenta di far passare, si riflette negativamente sulla vita di una comunità: molte situazioni di disagio, di teppismo, di devianza, molte crisi affettive hanno la loro origine più profonda in questo senso della donna sbagliato.
Il poeta coglie nel profondo il senso delle cose e delle persone, forse proprio la poesia può aiutarci a cogliere chi è la donna.
Ho messo tra parentesi la poesia italiana, sia perché la ritengo conosciuta, sia per mostrare come questa continua ricerca di chi è la donna sia presente in ogni popolo e in ogni fede. Questo può aiutare a sentire più vicini quanti giungono in Italia da questi paesi.

La bellezza
Yehuda Valevi, filosofo e poeta ebreo (1080-1140): “...Non cerca il sole- ha la bellezza della sua persona”.

Archiloco, lirico greco: “Con una fronda di mirto giocava/ ed una fresca rosa;/ e la sua chioma /le ombrava lieve gli omeri e le spalle”.

Yamaguchi Seishi, poeta giapponese del xx secolo: “Chiude gli occhi la fanciulla- felice d’essere nata/nel sole di primavera”.

Bellezza che è gioia che non ha fine
Gibran, poeta, filosofo, pittore libanese (1883-1931): “Mai avvizzirà il fiore che cresce sulle nuvole. E mai scomparirà il canto sulle labbra delle spose all’alba”.
Bellezza che
sgorga da un
volto “casto”
Licofronide, lirico greco: “Né dell’adolescente, / né delle fanciulle ornate d’oro / o delle donne dal seno colmo, / è bello il volto se non appare casto: / il pudore crea il fiore di bellezza”.

Il rischio di essere distratti, di cadere nell’ovvio
Yamaguchi Seishi, poeta giapponese del xx secolo: “Non rimane traccia / fra le onde - eppure ho nuotato / con una donna”.

La necessità del silenzio, della contemplazione...
Gibran: “Ascolta la donna quando ti guarda, non quando ti parla”.

Lao-tse, poeta e filosofo cinese del V secolo a.C., fondatore del taoismo: “L’amore che si prova / è molto più forte/ delle parole che lo pronunciano”.

Adonis, poeta siriano del ’900: “Erigerò in tuo ricordo un tempio di silenzio / ovunque andrò su questa terra: silenzio/ Che a volte appare come alberi spogli/ e a volte come acqua sorgiva/ Tempio alla cui porta si incontrano le creature del /silenzio”.
...per cogliere il fascino della donna che si incontra, che ci sta vicino
Al-Hallaj, scrittore arabo di origine persiana (857-922): “Qualunque cosa tocchi te, mi tocca./ In tutti i luoghi dell’anima tu sei me”.

Baqi, poeta ottomano (1526-1600): “I raggi del sole del tuo viso colpiscono il mio cuore,/ sono come il chiaro di luna sull’acqua./Grazie alla tua maestria di calligrafo la pagina del mio cuore/ è come un libro miniato”.

Nakamura Kusatao, poeta giapponese del ’900: “Vorrei vivere per sempre- una voce di donna/ e il frinire di cicale”; “c’è nel cielo il blu/ primordiale -da mia moglie / ricevo una mela”.

Adonis: “... ho domandato alla rugiada sui rami, ho / domandato al sole se avesse letto/ i tuoi passi, dove la notte ti aveva vista, come si / erano incamminati / accanto a te i fiori della casa e gli alberi”. “... sei assente ma la tua luce / viaggia nei miei occhi?”. “Mi confrontai con la donna che avevo raffigurato, cominciai a cercarla ma / non trovai una figura a lei somigliante”.

... fascino che ci avvolge ancor più quando la donna
non c’è e tutto diventa “pauroso” e senza senso

Kobayashi Issa, poeta giapponese, della metà del XVIII secolo: “Come sono grandi / gli alberi del bosco/ ora che non ci sei”.

Vorrei chiudere questo scritto con due citazioni della Bibbia, che non è solo un libro sacro, ma esprime anche la cultura di un popolo, il popolo ebraico. Sono due citazioni che ritengo colgano nel profondo l’essenza, il significato della donna e in relazione a lei del mondo.

“Per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna ...”(Gn. 2.24). La donna non è solo la prima “casa” dell’uomo, perché l’ospita nel suo ventre per nove mesi e poi lo nutre e lo cresce, ma è sempre la casa dell’uomo, che lascerà la sua “casa” per unirsi alla sua donna: ogni ecologia, come “riflessione sulla “casa” dell’uomo” ha il suo fondamento più autentico nella donna.

Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile” (Gn. 2.18) e creò la donna.
La donna è donata da Dio all’uomo come un “aiuto”, la donna è quindi per l’uomo “Dio che gli è prossimo, vicino”; il fascino della donna ha la sua più profonda radice nel fatto che il suo volto, il suo corpo, la sua persona rendono vicina, sensibile, visibile la stupenda bellezza di Dio.

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