Un politico ed amministratore
esemplare ci ha lasciato
Mauro Scatena, vice-sindaco e assessore all’urbanistica dal 1980 al 1989, era un uomo di vedute lungimiranti e di rigorosa concretezza, che ha dato un grande contributo all’equilibrato sviluppo urbano di Novate. Un uomo determinato, con una vivace passione politica ed un grande senso di responsabilità e di impegno civile.
Iniziò la sua attività politica nel 1968 aderendo alla Federazione giovanile socialista, ma la sua maturazione ideale lo portò presto ad iscriversi al Partito Comunista Italiano. La sua lucidità di giudizio e la sua capacità dialettica lo fecero apprezzare dai cittadini e dai rappresentanti politici non solo locali.
La sua franca modalità di affrontare i problemi fu una sua caratteristica peculiare.
Affiancando l’impegno politico a quello amministrativo, Mauro visse la vita di partito con intensità, ricoprendo diversi incarichi direttivi, fino ad essere protagonista della stagione che portò alla nascita del PDS (di cui fu segretario nel 1991-92) e, successivamente, dei Democratici di Sinistra.
Pur con la fatica dovuta alla malattia, ha preso attivamente parte alla costruzione del Partito Democratico dando il suo prezioso contributo per il superamento di steccati ideologici, accantonati dalla storia, per una proficua fusione di culture politiche diverse.
Visse la sua esperienza nell’amministrazione locale in modo totalizzante. Nello svolgimento del suo incarico, Mauro diede il meglio delle sue potenzialità e mise a frutto il grande bagaglio di conoscenza e di esperienza acquisito in tanti anni di formazione e di vita politica.
Furono anni cruciali per lo sviluppo di Novate e Mauro affrontò la sfida con una visione globale. Il suo metodo di lavoro si basò su una attività di studio con i tecnici, sulla ricerca delle soluzioni possibili e sulla costruzione e paziente ricerca del consenso, all’interno della Giunta e del Consiglio comunale, nell’ambito del mondo produttivo novatese e dell’associazionismo.
Il governo delle trasformazioni del territorio fu da lui esercitato con una concezione del Piano Regolatore inteso come strumento per la salvaguardia di una crescita programmata, per dare a Novate una configurazione - come si diceva allora - “a misura d’uomo”.
Quella di Mauro è stata una vita dedicata al servizio della comunità novatese e la sua scomparsa lascia un vuoto che difficilmente potremo colmare.
È per tutte queste ragioni che Mauro merita di essere ricordato a lungo, continuando con il suo stesso impegno alla costruzione di politiche capaci di interpretare e soddisfare le esigenze della popolazione e del territorio novatese.
I Democratici di Sinistra di Novate Milanese
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La chiamavano novità
L’avvento sulla scena locale del Partito Democratico aveva rappresentato una novità di non poco conto. Ci incuriosiva capire come la sovraggregazione di due storie politiche alternative, quella cattolica ex Dc (poi Margherita) e quella comunista ex PCI avrebbero potuto convivere in un contenitore unitario; come questa nuova formula avrebbe reagito di fronte alle scelte concrete e alle sollecitazioni di un tessuto sociale vivo come quello della nostra cittadina. È bastato un mese di concreta attività del PD per capire che, per l’ennesima volta, si è cambiato tutto per non cambiare niente. Anzi. Bisogna registrare come quella del PD, a livello locale, non sia un’alleanza “alla pari”, ma un’effettiva sudditanza (psicologica, ancora prima che numerica) della componente cattolico-popolare alle inveterate abitudini di una sinistra che continua a pensare e ad agire in modo molto “partito” e molto poco “democratico”. Utilizzando i nuovi “compagni di viaggio” come specchietti per le allodole di un cambiamento che poi negli effetti non esiste, spingendoli su posizioni che non hanno niente a che vedere con storie ed esperienze politiche che, a Novate, hanno sempre scritto due storie diverse.
Spiace vedere come la componente margheritina del nuovo PD si sia immediatamente adattata al “nuovo corso”, abbia perso quella lucida indipendenza che, pur all’interno di normali logiche di schieramento, aveva reso interessante il dibattito politico novatese (com’era avvenuto sulla questione Cifa, tanto per fare un esempio). Oggi questa indipendenza si vede soffocata nel calderone del PD, i nuovi compagni di viaggio sono stati riportati all’ordine, schiacciati nella logica della contrapposizione ideologica che è il marchio di fabbrica della sinistra novatese degli ultimi quindici anni, al “no per il no” anche di fronte a opere che dovrebbero essere sovrapolitiche, scelte civiche, che dovrebbero essere fatte per il bene della cittadinanza. Tanto che addirittura l’ex candidato sindaco di questa sinistra, oggi in Consiglio Comunale in un gruppo indipendente, ha sentito la necessità di distinguersi da questa logica schiacciante e miope. Le nostre perplessità di allora su questo infausto matrimonio, spiace ammetterlo, sono diventate delle conferme: la speranza è che, dopo l’entusiasmo iniziale per il nuovo carrozzone Democratico, si torni un attimo a riflettere, a distinguere il contenitore dal contenuto, che la coerenza e la passione per la propria storia politica prevalga sulla logica delle percentuali elettorali. Noi siamo qui.
Gruppo consiliare Uniti per Novate-UDC
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OASI: comprensioni
e incomprensioni
L’argomento OASI è sempre al centro del dibattito; il cuore del problema è racchiuso in una domanda: Novate deve continuare ad avere la casa per anziani oppure questa non è una priorità?
La politica a livello nazionale, negli ultimi tempi, ha partorito un nuovo termine lessicale per definire l’esercizio di critica nei confronti di qualcosa fatto dall’avversario: il benaltrismo (sintesi brutta dell’espressione “eh, ci vuole ben altro!”). Alcune forze politiche novatesi - che non vogliono perdere il passo con ciò che è di moda a Roma - poste davanti all’argomento OASI, si sono esercitate nel benaltrismo; la casa di riposo per anziani? Eh, ci vuole ben altro! E qui - rompendo gli argini del buon senso e considerando il portafogli dei cittadini una grande fisarmonica - hanno dato la stura a qualunque cosa passasse loro per la testa: si deve prevedere all’interno della casa di riposo un centro diurno per anziani; anche qualche reparto attrezzato per malattie senili particolari; occorrono “proiezioni” sulla popolazione anziana per verificare la rispondenza delle dimensioni del progetto sottoposto.
Ci siamo chiesti, a questo punto, se la casa di riposo fosse voluta da tutti oppure se le “proposte” di cui sopra celassero, consapevolmente o no, riserve.
Comprensione (dei fatti). Nel 2003, il Cottolengo decide di abbandonare l’Oasi in quanto le ridotte dimensioni della struttura, i costi di adeguamento di cui obbligatoriamente necessita e i conseguenti oneri di gestione prefigurano uno scenario negativo impossibile da mutare senza un concorso di forze di volontà.
Il Consiglio Comunale della scorsa legislatura, decide all’unanimità di creare una fondazione con il Cottolengo per mantenere in vita l’Oasi attraverso una nuova opera più grande che permetta una razionalizzazione dei costi di gestione oltre che una rispondenza alle attuali norme previste per queste strutture.
Incomprensione (dei fatti). Nel 2007, alla presentazione dell’ipotesi della rinnovata Oasi, alcune forze politiche si sono accostate al progetto come se nascesse “ex novo” e non, come a suo tempo stabilito, quale rielaborazione (in termini di funzionalità architettonica e dimensionamento) della attuale istituzione.
Intorno a questo equivoco(?) la ridda di proposte forse interessanti ma che presuppongono altri progetti e, soprattutto, altri investimenti(!).
Forza Italia
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Le esigenze degli anziani
Favorire interventi e sviluppare politiche per la popolazione anziana spesso coincide con il prevedere forme di assistenza fisica e morale; siamo altrettanto convinti che l’Ente Locale debba favorire, quando possibile, l’inserimento dell’anziano in seno alla famiglia sostenendo concretamente questa ultima perché queste forme di assistenza possano trovare spazio nel contesto familiare. D’altro canto, un amministratore attento deve pensare anche a quegli anziani che non sono assistibili a domicilio e per i quali è doveroso creare strutture che li accolgano per alleviarne le pene fisiche ma anche per offrir loro momenti di socializzazione e aggregazione. Proprio per raggiungere questi obiettivi l’Amministrazione Comunale ha costituito, con il Cottolengo di Torino, la Fondazione “Oasi San Giacomo-Onlus”.
Questa Fondazione è il soggetto tramite cui l’Amministrazione vuole rispondere, in modo adeguato, alla richiesta emersa nel nostro ambito territoriale per una maggiore disponibilità di posti in Residenze Sanitarie Assistenziali; non dobbiamo dimenticare, inoltre, che la Casa di riposo per donne anziane presente su Novate per motivi legati alla dimensione e ai costi di gestione rischia di chiudere la sua preziosa esperienza. Per evitare tutto ciò e al fine di consentire di inserire in questa struttura persone anziane semi o non autosufficienti di sesso maschile, la Fondazione avrà il compito di riqualificare la parte esistente della Casa di riposo ed ampliarla in modo adeguato agli standards regionali. Proprio lo scorso dicembre il Consiglio Comunale ha approvato la variante urbanistica che darà avvio al percorso per la realizzazione della nuova sede della residenza sanitaria assistenziale; certo è che quel passaggio non è un punto di arrivo ma di partenza. Infatti, nei prossimi mesi sarà sul piano di gestione e sull’offerta del tipo di struttura che si giocherà la credibilità di tutta l’operazione. Per questo Alleanza Nazionale sarà guardiano attento affinché sia previsto un vero piano integrato di interventi assistenziali e di servizi non solo sociali con l’augurio che tutti guardino al futuro degli anziani in termini di risorse e non di sprechi.
Gruppo Consiliare Alleanza Nazionale
an.novate@libero.it
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11° comandamento:
Non dimenticare i crimini
del comunismo contro i popoli
Parte 1ª
Non scordare gli avvenimenti salienti della nostra epoca, pena il ripetere gli stessi orrori accaduti in un passato. Siamo giunti con incisività a questo inserimento dell’undicesimo comandamento nella tavola della legge perché lo scorso 9 novembre nessuno ha ricordato che quel giorno è stato il 18° anniversario della caduta del muro di Berlino, avvenuta nel 1989.
Quel fatto storico ha significato che la cosiddetta “civiltà occidentale” a guida statunitense ha vinto la 3ª guerra mondiale contro il socialismo reale, meglio conosciuto con il nome di “comunismo”. Quella guerra non è stata vinta con le armi classiche, con la demagogia, con la furbizia, nemmeno con la superiorità tecnica dell’occidente, ma grazie al fatto che l’ideologia comunista, e di conseguenza il governo della cosa pubblica, è collassato miseramente nella gestione economica della società, cioè delle cose umane.
La gestione comunista di quelle Nazioni per 40 anni, ne ha comportato il decadimento sociale, economico e comportamentale, privandole della conformità ai tempi che stavano vivendo. Siamo giunti a queste considerazioni vedendo ciò che in questi tempi combinano in Italia alcuni albanesi, rumeni, slavi ed altri popoli che furono governati dal comunismo per oltre 40 anni.
Noi continuiamo a festeggiare il 25 Aprile, anniversario della liberazione avvenuta nel 1945 per mano degli Alleati e il 4 novembre, anniversario della vittoria del 1918, ora divenuta festa delle Forze Armate. L’intento nel celebrare queste due festività civili è rafforzare il sentimento nazionale italiano; ricorrenze che dopo tanti anni, sono già state metabolizzate dalla gente.
Ora siamo in Europa e in Europa come entità economica e politica, tutti spingono per un sentimento sopranazionale, di matrice continentale. Quale migliore occasione del 9 novembre come festa di ringraziamento per la ritrovata libertà civile? Occasione in cui, in Italia come in Europa, si dovrebbe ipotizzare di mettere fuori legge tutti i partiti di stampo comunista, esattamente come è stato fatto per il partito fascista e nazista, tutti e tre generatori di aberranti totalitarismi.
Seguirà parte 2ª
Chiudiamo questa prima parte dell’articolo, informando che sono aperte le iscrizioni 2008 alla Lega. Inoltre vi ricordiamo che una maggiore rappresentanza della Lega nelle pubbliche amministrazioni, sicuramente faciliterà quel federalismo sempre invocato e promosso dalla Lega Nord Padania.
PS: Non mancate la seconda puntata dell’articolo.
Lega Nord Padania Sezione di Novate Milanese
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11 milioni di euro e nessuna garanzia di posti per i novatesi
Noi vogliamo
di più per i nostri anziani
A chi non piace l’idea di una casa di riposo per anziani nel cuore di Novate? Anche noi ovviamente vorremmo dare questa possibilità ai novatesi, ma riteniamo che una casa di riposo debba essere solo l’ultimo e forse il più piccolo tassello di una seria politica per gli anziani, ad oggi inesistente. Il progetto avanzato, forse più frutto di un pio desiderio che il risultato di una profonda analisi e pianificazione socio-economica, ha sollevato dubbi e criticità alle quali ci si è sentiti rispondere “o facciamo così, oppure l’Oasi chiude” oppure “intanto votiamo, poi sistemeremo tutte le cose che non vanno bene”. Crediamo che l’immobilismo della Giunta di questi tre anni e la mancata valutazione di soluzioni alternative non possano essere scaricate sulla coscienza dei consiglieri comunali. Chiedere oggi di approvare al buio non è certo serio visto soprattutto che stiamo parlando di un progetto da 11 milioni di euro di cui il 50% a carico del Comune, a cui bisogna aggiungere 1 milione di euro per gli arredi. Ma come si accederà alla struttura? Il buon senso porterebbe a credere che sarà riservata una priorità ai cittadini novatesi ma purtroppo non è così (la priorità è prevista solo per novatesi indigenti - quindi senza reddito - o per religiosi). A noi non sembra affatto giusto. A questo aggiungiamo che oggi sono circa 970 gli over 80 ma, già nel 2020 ce ne troveremo di fronte 2233. Fatti i dovuti calcoli, meno di 2 persone su 100 potenziali bisognose troveranno posto nella casa di riposo di Novate. A noi sembra un risultato piuttosto modesto. Non è possibile, allora, elaborare soluzioni più adeguate e in grado di soddisfare un numero maggiore di cittadini? A dicembre il nostro gruppo ha votato a favore della variante urbanistica che dà l’avvio al progetto, ma abbiamo preteso l’approvazione di una mozione che ha definito alcuni punti fondamentali: 1. La priorità d’accesso a tutti i novatesi; 2. L’introduzione di maggiori controlli e garanzie pubbliche 3. L’istituzione di una commissione di studio per valutare la congruità dei costi di costruzione (secondo noi troppo elevati) e il piano di gestione (per evitare un fallimento). I problemi però restano molti e crediamo che sia doveroso avviare un lavoro, in parallelo, per evitare la chiusura dell’Oasi anche se non si dovesse procedere con il progetto faraonico immaginato da qualcuno.
Andare Oltre con la Destra
andare.oltre@libero.it
ladestra.novate@libero.it
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Non solo Oasi
Con l’incontro sulla casa di riposo che abbiamo organizzato il 13 novembre scorso, prima iniziativa pubblica del partito democratico, abbiamo cercato di aprire una riflessione articolata su di un percorso che l’amministrazione comunale ha negato.
Non avendo potuto dare il nostro contributo alla definizione delle scelte abbiamo voluto sottolineare, in quella sede, gli aspetti critici del percorso: gli elevati costi di realizzazione, la scarsità di informazioni rispetto al piano economico finanziario dell’opera, l’inadeguata attenzione nel privilegiare servizi e strutture di supporto alla persona anziana e alla sua famiglia come l’assistenza domiciliare, il centro diurno integrato, gli alloggi protetti.
Riguardo alla popolazione anziana fragile e non autosufficiente occorre infatti realizzare una moderna rete di servizi di sostegno che a bisogni differenziati garantisca risposte diverse. Su questi aspetti abbiamo presentato in consiglio comunale un odg che è stato ovviamente respinto dalla maggioranza. Consci però che Novate debba continuare a beneficiare della presenza dell’Oasi, il nostro sì alla casa di riposo è stato dunque chiaro, consapevole e responsabile. Abbiamo invece espresso un voto contrario sulle modalità con cui l’amministrazione intende reperire i finanziamenti per la realizzazione dell’opera, cioè attraverso la vendita dell’area dell’ex scuola di via Roma-Manzoni. Vendita ad operatori privati con previsione di aumento di volumetria e costruzione di nuova edilizia residenziale a prezzi di libero mercato. Noi abbiamo proposto di ricercare altre reali fonti di finanziamento e di mantenere la volumetria esistente andando incontro così alla esigenza di maggiore tutela del territorio pubblico e di realizzare alloggi di edilizia convenzionata per venire incontro ai bisogni di casa di giovani coppie, studenti, lavoratori temporanei. tutti coloro cioè che non hanno redditi alti ma, come detto prima, la proposta non è stata accolta. Il dibattito sull’Oasi San Giacomo non si chiude in consiglio comunale. Noi continueremo a promuovere il dibattito al di fuori delle sedi istituzionali per sensibilizzare la cittadinanza su quella che diventerà l’opera più importante dei prossimi anni, sia in termini di impatto sociale che di impegno economico.
Partito Democratico Novate Milanese
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La strenna del 2008
Subito dopo Capodanno i Novatesi hanno ricevuto una bella strenna: l’aumento delle tariffe della mensa scolastica.
Facciamo un passo indietro. Tutto comincia nel 2004 quando il “buco” del bilancio di Polì costrinse l’Amministrazione a versare 250.000 euro nelle casse del CIS e a sforare così i famosi “parametri di Maastricht”. Nel 2005 per non ripetere lo “sforamento”, il Tremonti locale lancia l’esternalizzazione dei servizi di refezione in modo da spostare quei costi dalle spese correnti ed evitare la “mannaia di Maastricht”.
Meridia, la società costituita nel 2004 da Comune (49%) e IGM (51%) diviene così titolare del servizio di refezione.
L’Amministrazione era euforica per la sua trovata: da un lato vantava i grandi vantaggi l’allargamento del bacino di utenza avrebbe ridotto i costi e quindi le tariffe e migliorato la qualità del servizio! Dall’altro faceva balenare nuove possibili esternalizzazioni “miracolose”: abbiamo temuto che volessero esternalizzare anche l’anagrafe! Presto però comincia l’amaro risveglio: il bacino d’utenza non cresce, le tariffe non scendono ma in compenso, con il Centro di cottura, scende la qualità del servizio. La vera doccia fredda arriva alla fine del 2007 quando il socio privato decide in piena autonomia (mica è “privato” per niente!) di vendere la sua azienda, compresa la partecipazione di Meridia, ad una multinazionale francese che opera nel settore. Il primo effetto di questo passaggio di mano è appunto la strenna di cui si parlava all’inizio: un aumento secco delle tariffe del 26%. Per essere precisi i costi, cioè i soldi che Meridia chiede al Comune, sono passati da e 3,33 al pasto a e 4,19 mentre le tariffe, cioè i soldi che il Comune chiede ai cittadini, sono passati da e 3,10 a e 3,90. Fate due conti e scoprirete che l’Amministrazione Silva, inaugurando un nuovo e promettente metodo, ha “scaricato” l’intero aumento sul groppone dei cittadini.
E la qualità? Giudicate voi: una fetta di pizza, una fetta di prosciutto e una fettina di pandoro: questo era il menu di Natale! Tre anni dopo la privatizzazione la situazione dunque è questa: il servizio di refezione dei bambini novatesi è gestito da una SpA la cui maggioranza appartiene a una multinazionale straniera che utilizza una struttura costruita su un terreno donatole dalla Giunta Silva e che gira i suoi costi al Comune che a sua volta li gira ai cittadini. Non c’è da stupirsi: i privati, tanto l’italiano che il francese, fanno il loro mestiere badando ai propri interessi. Ma ci sono due domande. La prima è: la Giunta, gli interessi di chi ha fatto? E la seconda: i Novatesi fino a quando manderanno giù il rancio di questa Giunta?
Comitato Direttivo Circolo Steve Biko
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