Le Famiglie Venino e la storica villa
L’avvenuta ristrutturazione della Villa Venino ci offre l’occasione per considerare alla luce della memoria storica le origini del luogo e delle generazioni di persone che lo abitarono fino allo stato dei giorni nostri. Facendo affidamento sul comune sentimento e desiderio della gente di conoscere parte della storia locale, riteniamo utile fornire delle notizie su una realtà importante di Novate e sulla relativa evoluzione.
Nella ponderosa, significativa e documentata opera del dott. Lorenzo Caratti - “Storia di Novate Milanese, 877-1877. Mille anni di storia ricostruita su documenti”, con annessi “Indici e mappe”, editi rispettivamente nel 1982 e 1999 a cura delle Amministrazioni comunali dell’epoca, sono trattati, oltre alle numerose vicende storiche intercorse nei secoli a livello territoriale (con i richiami e le connessioni ai peculiari eventi nazionali ed internazionali), anche vari passaggi di proprietà, possedimenti, beni tra enti e signori, avvenuti in forma succedanea fra quelli di maggior rilievo e memorabile caratteristica. Ma bisogna giungere ai primi decenni del XVIII secolo, dopo la definizione del primo censimento dei possedimenti della provincia milanese (e, quindi, pure di Novate), attraverso l’istituzione del Catasto detto di “Carlo VI”, successivamente denominato “Teresiano”, dal nome di Maria Teresa d’Asburgo (1717-80), figlia di Carlo VI (deceduto nel 1740), per individuare la derivazione dei titolari dei beni immobili in questione (si ricorda, al riguardo, che il governo austriaco si era insediato a Milano nel 1707).
Da tale inventario risulta che nel 1722 il detentore del patrimonio considerato era un certo signor Carlo Federico Villa, mentre successivamente (anno 1756) il titolare era un prossimo del predetto, ovvero il signor Giovanni Battista Villa.
Da altri atti si ricava un cambiamento di situazione verso la fine del 1700 inizio 1800, dove si riscontra l’entrata in scena nei possedimenti della famiglia Venini (il cui cognome sarà modificato in Venino con una sentenza datata 1877), nell’ambito della quale si sviluppa la genealogia (e relativi passaggi di proprietà) seguente:
• Venini Pietro e Panceri Antonia (nati intorno all’anno 1800 e coniugati verso l’anno 1830) hanno avuto 4 figli: Paolina, nata 1832; Giuseppe, nato 1835; Giuseppina, nata 1838 e deceduta nel 1906; Giovanni, nato 1845;
• Giuseppina detta Giuseppa sposa Fassi Gaetano, nato nel 1831 e deceduto nel 1898 (un particolare curioso riguardante il signor Fassi è attestato dal fatto che egli è stato consigliere comunale per ben 39 anni, fino all’anno della sua scomparsa, mentre per 1 anno è stato assessore). Questa coppia, però, non ha avuto figli e, pertanto, per disposizione testamentaria del 1906, hanno lasciato le proprietà ai nipoti, figli del fratello di lei, Giovanni;
• Giovanni Venino sposato con Virginia Crespi hanno avuto 4 figli: Giuseppe (caduto durante la guerra 1915-18); Antonietta, nata 1881, deceduta 1962; Ernesta (rimasta nubile), nata 1882, deceduta 1972; Piera (pure lei rimasta nubile), nata 1884, deceduta 1954;
• Venino Antonietta, invece, si è sposata con Silva Benigno, nato 1869, deceduto 1933. Essi hanno avuto due figli: Luigi, nato 1915, deceduto 2000 e Giovanni, nato 1916, deceduto 1995;
• Silva Luigi si è sposato con Testori Luisa, nata 1923, deceduta 1991;
• Silva Giovanni si è sposato con Pezza Anna, nata 1918, deceduta 1996.
• Luigi e Giovanni hanno avuto in tutto cinque figli, i quali, in qualità di eredi, hanno convenuto la cessione della Villa Venino e annessi fabbricati a terzi, avendo come seguito la destinazione dell’immobile per l’utilizzo da parte del Comune di Novate, da un lato, e da parte di privati, dall’altro lato.
Continuando il discorso, relativamente al complesso edilizio della villa, si rileva, altresì, come l’immobile fosse inserito, fin dall’inizio, in un contesto economico-produttivo agricolo, connotante il sistema del paese e dell’appartenente distretto di Bollate. Simile qualificazione si è protratta per vari secoli, riducendosi, nel tempo, con l’avanzare, dapprima, dell’industrializzazione e, poi, dei settori terziario e tecnologico, ma conservando una ragguardevole dimensione almeno fino alla seconda guerra mondiale. In tal senso, i Venino, una delle famiglie maggiorenti del paese, furono possessori di diversi terreni a Novate, che sono stati via via ceduti, come diremo più avanti. La vocazione agricola di tutto l’insieme (da notare allora una vasta coltivazione di asparagi e di Gelsi (bachi da seta) - in nuates “I Murun”, - dai fiori derivavano i “frutti” o “more”), era rappresentata anche dalla presenza, nell’area, del cortile dei contadini (denominato Tribòo o Tribieu, luogo dove veniva effettuata la trebbiatura del granoturco e del frumento), i quali operarono in sede fino a parecchi anni a seguire il secondo dopoguerra. Nell’ambiente della villa, inoltre, vi hanno abitato e lavorato, negli scorsi anni ’30 e ’40, alcune famiglie novatesi per la conduzione e la manutenzione della casa e del giardino. In questo capitolo si rammenta anche quanto attuato nei primi anni ’80, quando è stata abbattuta un’altra villetta dei Venino, di costruzione più recente rispetto a quella in oggetto, al fine di collegare le vie Matteotti e Latini, nonché la recentissima effettuazione della ristrutturazione degli edifici, con la quale l’attuale Amministrazione Comunale ha disposto l’istituzione in loco di un Centro culturale, con annessa Biblioteca.
Tuttavia appare meritevole concludere questa nota facendo menzione all’ultima generazione dei Venino, in particolare le sorelle Antonietta, Ernesta e Piera, che molti novatesi hanno conosciuto e ricordano (nonostante esse per parecchi degli ultimi anni della loro vita vivessero a Milano, tornando, però, frequentemente a Novate perché ivi affezionate). La loro memoria, oltre che riferirsi al tratto distintivo della persona (l’Ernesta, da alcuni, veniva soprannominata “contessa” per lo stile che rappresentava), ricomprende un contrassegnato spirito sociale di ispirazione cristiana, che si è concretizzato in diverse iniziative benefiche (attivate, a suo tempo, anche dalla famiglie Fassi-Venino e Silva-Venino), come di seguito sintetizzate:
1910: cessione del terreno per la costruzione dell’asilo (ora Scuola Giovanni XXIII) di via Bollate; 1941: acquisto agevolato dalle sorelle Venino di rustici siti nei dintorni della Chiesa S.S. Gervaso e Protaso per creare una zona di rispetto, offrendo così un nuovo ingresso al cinema Oratorio all’ora collocato in via Cavour; 1947, acquisto agevolato di terreni, in due riprese, dalle sorelle Venino all’ing. Angelo Testori, che poi li ha ceduti a titolo gratuito alla Parrocchia per la costruzione dell’Oratorio maschile; 1950: acquisto agevolato da parte della Cooperativa Casa Nostra, dalle sorelle Venino Ernesta e Piera, di gran parte del terreno sito in via Vignone per la realizzazione del villaggio Leone XIII; 1971, idem da parte della stessa Cooperativa, da Venino Ernesta, di parte del terreno sito in via Gran Paradiso per la costruzione del villaggio Zucchelli; 1961: donazione, da parte di Venino Ernesta, del terreno sito in via Stelvio per l’edificazione della Parrocchia S. Carlo. Altri terreni furono ceduti al Comune di Novate per la costruzione di opere pubbliche.
Infine, si annota come le munificenze di alcune delle persone sopra indicate siano giustamente esplicitate sulla lapide dei Benefattori posta all’interno della Chiesa S.S. Gervaso e Protaso, ove, tra gli altri, sono scritti i nomi di: Fassi Gaetano, Venino Giuseppina, Venino Ernesta.
A. De Ponti - A. Faroldi - G.L. Zucca
P.S.: si ringrazia per le preziose informazioni fornite l’arch. Daniele Silva, nipote Venino. Ulteriori dati sono stati rilevati presso l’Archivio di Stato di Milano.
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Un pezzo di pane
Un pezzo di pane
è una spiga d’oro
che brilla nel sole di giugno,
è il turgore dell’acqua
che disseta
quando il cielo guarda le messi
e si commuove.
È il gioco del vento
che zufola e scompiglia,
è un palpitare di farfalla
che sogna
inebrianti voli
suggendo un fiordaliso.
È lo sguardo innamorato
di chi ha rotto la zolla
ed ora miete
e affastella il tesoro,
è un canto gagliardo
come l’estate.
Mangiare del pane
è assumere
la poesia del creato,
è occupare un posto a tavola
nello stesso alone
dove riluce il sorriso
di un padre e di una madre.
Silvana Botta
Aprile 1997
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1° Maggio - Portella della Ginestra
Andava la pacifica
gente,
quel giorno di festa
a Portella della Ginestra.
Da paesi vicini,
da Piana degli Albanesi
a San Giuseppe Iato
e San Cipirello.
Il primo di maggio
la festa del lavoro
di quarant’anni fa
uomini, donne, bambini.
A piedi, con muli
cavalli e carretti
e lo sventolar delle
rosse bandiere del
sindacato.
Contadini, famiglie
eran lì riuniti,
il Compagno del
Sindacato
parlava sul “Sasso
di Barbato”
Dalle brulle pendici,
del Pelavet e del Cometa,
un crepitar di fuoco,
un gelo di morte.
Un massacro di mafia
e di potere agrario
la banda Giuliano
degli stessi strumento.
Quarant’anni son
passati
e laggiù son tornati
uniti i Sindacati
e sul “Sasso di Barbato”
un impegno riaffermato:
ai giovani pace e lavoro
contro la nuova mafia
per la libertà.
(maggio 1987)
Achille Giandrini
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