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Editoriale

Il “mito” del P.I.L.:
Prodotto interno lordo

La politica del governo centrale, di ogni governo centrale, pone al centro il P.I.L., il Prodotto Interno Lordo, cioè la “ricchezza” prodotta in uno Stato.
Sull’andamento del P.I.L. ogni governo gioca la credibilità, la sua capacità di gestire bene la cosa pubblica. Si è creato così in politica il “mito” del P.I.L., mentre la politica ha bisogno di ben altri “miti” per essere veramente al servizio del bene comune, del bene dei cittadini.
Ma cos’è il P.I.L., quale ricchezza comprende? Cito un brano chiarissimo di Bob Kennedy, candidato presidente degli U.S.A. per il partito democratico, ammazzato durante la campagna elettorale: martire per le proprie idee.

“Siamo chiari fin dall’inizio: non troveremo né un fine per la nazione né la nostra personale soddisfazione nella mera continuazione del progresso economico, nell’ammassare senza fine beni terreni. Non possiamo misurare lo spirito nazionale sulla base dell’indice Down-Jones, né i successi nazionali sulla base del prodotto interno lordo. Perché il prodotto interno lordo comprende l’inquinamento dell’aria e la pubblicità delle sigarette, le ambulanze per sgombrare le nostre autostrade dalle carneficine.
Mette nel conto le serrature speciali con cui chiudiamo le nostre porte e le prigioni per coloro che le scardinano.
Il prodotto nazionale lordo comprende la distruzione delle sequoie e la morte del Lago Superiore.
Cresce con la produzione di napalm e missili a testate nucleari e comprende anche la ricerca per migliorare la disseminazione della peste bubbonica.
Il prodotto nazionale lordo si gonfia con gli equipaggiamenti che la polizia usa per sedare le rivolte nelle nostre città; e benché non diminuisca a causa dei danni che le rivolte provocano, aumenta però quando si costruiscono bassifondi sulle loro ceneri. Comprende il fucile di Whitman e il coltello di Speck e la trasmissione di programmi televisivi che celebrano la violenza per vendere merci ai nostri bambini.
E se il prodotto nazionale lordo comprende tutto questo, molte cose non sono state calcolate.
Non tiene conto dello stato di salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei loro giochi.
È indifferente alla decenza delle nostre fabbriche e insieme alla sicurezza delle nostre strade. Non comprende la bellezza della nostra poesia o la solidità dei nostri matrimoni, l’intelligenza delle nostre discussioni o l’onestà dei nostri dipendenti pubblici.
Non tiene conto né della giustizia dei nostri tribunali, né della giustezza dei rapporti tra noi.
Il prodotto interno lordo non misura né la nostra arguzia né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né le nostre conoscenze, né la nostra compassione né la devozione per il nostro paese. Misura tutto, in breve, eccetto ciò che rende la vita valevole di essere vissuta...”.

Parafrasando le ultime frasi, il P.I.L. non tiene conto della generosità del servizio dei volontari S.O.S., della Protezione Civile, dei Cottolenghini che collaborano nell’Oasi San Giacomo, degli animatori degli oratori, di quanti danno il loro tempo e il loro denaro per portare avanti le attività sportive, dell’amore e dei sacrifici dei genitori per crescere figli sereni e responsabili, della solidarietà che lega fra loro gli abitanti della stessa città. Il PIL non considera l’innocenza lieta dei bimbi, il fascino delle donne, la gioiosa fierezza dei giovani, l’esperienza di chi è più avanti negli anni, tutto “ciò che rende la vita valevole di essere vissuta”, il sorriso stesso della vita...

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